Afrika Bambaataa & UB40 – Biografia e Notizie

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Afrika Bambaataa, pseudonimo di Kevin Donovan (New York, 19 aprile 1957), è un rapper e disc jockey statunitense e una delle figure storiche più rappresentative dell’hip hop. Generalmente ritenuto uno dei primi e più importanti musicisti del genere hip hop, Bambaataa contribuì a inventare l'”electro rap”, uno stile destinato a caratterizzare molta musica degli anni ottanta.

Donovan visse la propria adolescenza nel Bronx di New York, dove partecipò alle iniziative del gruppo attivista “Bronx River Projects” e assistette ai movimenti di liberazione dei neri. L’ascolto dei numerosi dischi della madre fu ciò che contribuì maggiormente ad interessare Donovan alla musica.

A causa della politica ufficiale del Bronx negli anni settanta, la gente iniziò ad associarsi alle gang per ragioni di sicurezza (secondo le testimonianze, vivere nel Bronx e non essere membro di una gang durante gli anni Settanta poteva essere fatale). Le bande criminali diventarono presto la “legge in assenza della legge”, combattendo contro il commercio di droghe pesanti, garantendo un servizio sociale di sanità e cercando di riportare alla legalità le zone ritenute “deviate”. Dopo aver fondato la gang dei Savage Seven (più tardi rinominata Black Spades) ed esserne divenuto il leader, Kevin iniziò ad instaurare relazioni amichevoli con i membri di altri gruppi criminali; come conseguenza, i Black Spades divennero la banda più numerosa ed influente del Bronx.

Dopo aver viaggiato in Africa ed aver visto il film Zulu, iniziò a ripudiare la violenza, convinse la propria gang ad avere un atteggiamento pacifico verso il prossimo e fondò la comunità Bronx River Organisation.

Dopo aver scelto il nome d’arte Afrika Bambaataa (ripreso da quello di un capo Zulù considerato il precursore del movimento anti-apartheid), iniziò ad organizzare delle feste hip-hop dove suonò musica ispirata a quella di DJ Kool Herc e Kool DJ Dee. Dopo aver deciso di utilizzare l’hip-hop per interrompere le violenze esercitate dalle gang, il cantante formò la Universal Zulu Nation Family Of Funk (nota più semplicemente come Zulu Nation), una comunità di ragazzi di colore che contribuì a portare la pace fra i gruppi micro-criminali.

A partire dal 1982, Bambaataa e la sua formazione pubblicarono il loro primo singolo, Looking for the Perfect Beat, e parteciparono ad un tour che, secondo le intenzioni del musicista, doveva soprattutto contribuire ad espandere la cultura dell’hip-hop, da lui considerato un mezzo per testimoniare valori quali la pace, l’unità, l’amore, e il divertimento.

Divenuto successivamente noto anche con il nome Master of Records, Bambaataa fondò due gruppi rap: i Jazzy 5 e i Soulsonic Force. Sempre nel 1982, gli venne regalata una vecchia tastiera elettronica utilizzata in precedenza dai Kraftwerk, mentre Arthur Baker e John Robie, rispettivamente produttore e tastierista, gli diedero una beat box. Queste apparecchiature divennero, da questo momento, quelle più utilizzate dal musicista.

In seguito alla pubblicazione dei singoli Zulu Nation Throwdown (1980) e Jazzy Sensation (1981) e di EP quali Unity (comprendente una collaborazione con James Brown)  uscì, nel 1986, Planet Rock: The Album, pubblicazione contenente alcuni dei maggiori successi del musicista quali Planet Rock, nota per la sua citazione di Trans Europe Express dei Kraftwerk. In seguito vennero pubblicati Beware (The Funk Is Everywhere), uscito nel 1982 e comprendente una cover del brano Kick Out the Jams dei MC5, e Death Mix Throwdown, uscito nel 1987.

Dopo aver firmato un contratto discografico con la Capitol, Bambaataa pubblicò The Light nel 1988, un album in cui parteciparono numerosi musicisti (Boy George, Nona Hendryx, Bill Laswell, George Clinton ed altri).

Dopo aver subito un calo di popolarità dovuto all’emersione di generi musicali quali la house e di molti altri musicisti hip hop, Bambaataa realizzò The Decade of Darkness 1990-2000, album orientato verso la musica da ballo commerciale che vide la partecipazione di alcuni DJ e produttori dance italiani.

L’EP Don’t Stop: Planet Rock Remix contiene alcuni remix, di brani tratti dal suo repertorio, realizzati da autori vari (compresi LFO e 808 State).

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